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I Bonanni D'Ocre a Tocco

(di Domenico Pettinella)

Premessa
Le notizie contenute nel presente articolo possono essere ulteriormente approfondite accedendo al sito www.bonannidocre.com al cui autore, Andrea Pacchiarotti, discendente della nobile famiglia, vanno i più sentiti ringraziamenti per aver mantenuto accesa la fiamma del ricordo dei legami che univano i Bonanni D'Ocre al nostro amato paese Tocco da Casauria e del loro operato teso a migliorare le condizioni di vita sociale ed economica della popolazione locale.

bonannidocre.jpg Gaetano Bonanni, ingegnere civile, appartenente ad una delle più antiche famiglie patrizie aquilane dei baroni d'Ocre, è ricordato dall'Amministrazione comunale di Tocco, precedente quella attuale, per benemerenze pubbliche, intitolandogli una strada cittadina agli inizi dell'anno 2002.
Anche Cedino Bonanni, suo genitore, venne ricordato nel 1897 dall'allora consiglio comunale per benemerenze pubbliche. L'amministrazione di allora, dando seguito ad una deliberazione consiliare del 13 dicembre 1894, nel mese di maggio 1897 collocò all'esterno del palazzo municipale una lapide dettata in latino da Angelo Di Gregorio di S. Valentino, latinista e poeta, professore al liceo di Chieti, che ricorda la costruzione del ponte sul fiume Pescara, opera necessaria ed utile per collegare Tocco con la stazione ferroviaria, per favorire lo sviluppo commerciale e della vita economica e sociale del nostro paese.
Antonio De Nino nel descrivere una sua "Escursione artistica nel bacino dell'Orte", effettuata nel periodo in cui fervevano i lavori della costruzione del ponte ("lo scritto era destinato per una strenna che doveva pubblicarsi in occasione dell'apertura della nuova stazione di Tocco Casauria"), ci lascia una testimonianza sui lavori che fervevano presso il Convento dell'Osservanza che vedevano impegnati "gli scalpellini sudanti a preparare i pezzi necessari per costruire il ponte d'accesso alla nuova Stazione, tra Torre dei passeri e Bussi, di rimpetto a Castiglione a Casauria, opera lodevolmente ardita, caldeggiata dall'infaticabile barone Cedino Bonanni", della cui importanza De Nino si riteneva profano a discutere.
L'opera che vedeva impegnati i nostri concittadini era finalizzata a raggiungere migliori condizioni economiche e sociali derivanti dal commercio dei prodotti dei vigneti e degli oliveti nei quali "il bei paese di Tocco Casauria si specchia vezzeggiandosi". Si trattava in concreto di aggiungere al godimento della bellezza naturale del paesaggio agrario un vantaggio economico senza comprometterne il valore estetico.
La lapide ricorda che il ponte è stato costruito nell'arco temporale di quattro mesi (luglio-ottobre 1984) con il lavoro ed il denaro messi a disposizione dai cittadini toccolani "sotto la direzione di un laborioso comitato cittadino di cui fu animoso ed impareggiabile presidente il munifico e benemerito Barone Cav. Bonanni ", nato a L'Aquila il 23 settembre 1858 da famiglia abruzzese, "ricco e nobile, di quella ricchezza, è stato scritto, e di quella nobiltà che furono guadagnate col valore e col lavoro".
In occasione dell'apposizione della lapide l'Avv. Francesco De Sanctis, sindaco di Tocco dal 26-12-1878 al 24-8-1880, pubblicò un opuscolo, interessante per le notizie di carattere storico, economico.sociale, intitolato "Tocco Casauria - ricordo del 21 settembre 1898", con dedica "AL BARONE/ CEDINO BONANNI / NEL GIORNO DEL SOLENNE SCOPRIMENTO/DELLA LAPIDE/ COMMEMORANTE LE SUE PUBBLICHE BENEMERENZE/ TRIBUTO DI STIMA".
Cedino Bonanni fu educato al collegio delle Querce di Firenze. Frequentò l'università di Bologna laureandosi in giurisprudenza. Curò studi letterari, sempre attento e sensibile alle espressioni artistiche in particolare della musica e della pittura, coltivando rapporti di amicizia con artisti tra i quali F.P. Michetti. Nel 1881 sposò Lucia Filomusi. Il matrimonio venne celebrato il 6 luglio 1881 nel duomo di Milano, divenendo cittadino di Tocco, sua seconda patria, come egli teneva a precisare.
È stato consigliere comunale; Sindaco di Tocco dal 1895 al 1900.; e successivamente Consigliere Provinciale e Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Chieti. Morì a Roma il 5 gennaio 1919
II Bullettino della Società della Storia Patria de L'Aquila nel dare notizia della morte del socio fondatore lo commemorò onorando la sua memoria con il ricordo delle sue benemerenze pubbliche e come cittadino e come amministratore locale.
Lucia Filomusi portò in dote il palazzo con il giardino confinante col Palazzo Comunale, dove si trovava un'edicola con la scultura marmorea dell'Annunciazione, opera di Nicola da Guardiagrele, e la villa al centro di un'ampia tenuta alla periferia del paese lungo la strada che conduce alla contrada Marano. Il palazzo e la villa al centro ed alla periferia di Tocco sono dette Bonanni ancora oggi dal popolo. Lucia e Cedino ebbero molti figli dei quali ricordiamo Gaetano; Luigi, pittore, allievo di G.A. Sartorio su segnalazione ed interessamento di F.P. Michetti ; Michele, sottotenente caduto sul fronte il 18 agosto 1916 (sul fronte si trovava anche il fratello Luigi); Cecilia andata in sposa all'Avvocato Loreto Santucci; Eugenia.


Gaetano Bonanni, nato a L'Aquila il 20 settembre 1893, deceduto a Roma il 24 luglio 1955, è sepolto a Tocco nella tomba di famiglia. Gaetano venne educato, assieme ai fratelli ed alle sorelle, a principi cristiani e civili, di amore e rispetto verso il prossimo, i bambini, disponibile verso coloro che si rivolgevano a lui per un aiuto materiale e per consigli.
Cedino Bonanni improntò l'educazione dei figli al tipo ideale "di quella onorata borghesia che con l'operosità e con il buon senso seppe assurgere ad elevata posizione economica e sociale, facendoli sentire cittadini impegnati al nobile lavoro a vantaggio della famiglia, della patria, della società"; sorretti dalla fede religiosa e da un autentico amore cristiano verso il prossimo.
Gaetano Bonanni ha studiato a Roma all'Istituto Nazareno. Ha frequentato l'università laureandosi in Ingegneria Civile, perfezionandosi in Svizzera. Ha prestato la sua attività professionale elaborando progetti e dirigendo lavori presso cantieri in diverse località. Si trovava a Napoli impegnato nella direzione di cantieri, quando conobbe Lulù che sposò. Era solito chiamare a lavorare nei cantieri da lui diretti maestranze e manovali di Tocco dando prova di particolare sensibilità ed attenzione per assicurare a questi nostri concittadini un lavoro, che non era sempre facile trovare, per far fronte dignitosamente alle necessità delle loro famiglie.
Gaetano e la sua Lulù alternavano periodi di residenza tra Tocco, nella villa di famiglia, e Roma, città a loro cara. Il barone aveva, nei periodi di permanenza a Tocco, visite di amici e di cittadini che cercavano un aiuto, un consiglio professionale, umano. La villa Bonanni, come la casa, erano aperte a tutti. Tutti potevano accedervi spinti da vari motivi e necessità, potendo contare sull'umana ed amichevole comprensione del barone.
L'intestazione di una strada cittadina a Gaetano Bonanni, decisa dall'amministrazione comunale, è senza dubbio l'adempimento di un dovere morale verso il personaggio che ha operato a favore della nostra comunità deve vedere coinvolti noi tutti. Con questo atto, come è stato fatto a suo tempo per il suo genitore Cedino, si è voluto rendere onore alla memoria di Gaetano che ha operato nell'esercizio delle sue funzioni di Podestà per la tutela degli interessi di tutti i cittadini e per assicurare loro, maggiormente durante il periodo della guerra e dell'occupazione tedesca, viveri, vestiario, tutto ciò che era necessario per rendere meno dura una situazione di sofferenze, di privazioni, di sacrifici.
Questo nostro concittadino, assieme al suo genitore, ci ha lasciato un patrimonio di valori umani, sociali, democratici, di pensiero, di azione che debbono essere considerati valori appartenenti alla storia del nostro paese, della nostra collettività, recuperandoli dall'oblio, ponendoli all'attenzione delle giovani generazioni e di quelle future. Si tratta di valori che hanno concorso a determinare la nostra identità di cittadini di Tocco. Cedino e Gaetano Bonanni, padre e figlio, appartengono a due generazioni diverse, che hanno operato in difficili momenti storici e politici diversi, animati da uguali e forti tensioni sociali, umane, democratiche, culturali proprie della famiglia Bonanni, sempre rivolte e finalizzate a favore della gente, soprattutto la più bisognosa, mettendo a disposizione di tutti intelligenza, azione, sapere, per realizzare assieme al popolo e per il popolo migliori situazioni economiche, sociali, umane.
Di Cedino Bonanni, animato da un profondo sentimento religioso, oltre che umano, bisogna ricordare che ha preso varie iniziative come cittadino, come consigliere comunale e sindaco di Tocco, come consigliere provinciale di Chieti e vice presidente dello stesso consiglio provinciale. Di questa antica famiglia patrizia non possono essere dimenticati Michele e Cesidio, nonno e bisnonno di Gaetano. Michele ha fatto parte dell'amministrazione comunale di L'Aquila. E' stato uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di L'Aquila nel 1859-60; divenendone presidente. Si è impegnato nel campo sociale sempre attento alle necessità dei cittadini bisognosi. Ha rivendicato allo Stato beni, a suo parere, erroneamente incamerati, da restituire al comune aquilano, per destinarli a due asili d'infanzia: uno per i fanciulli ed uno per le fanciulle.
E' stato un sostenitore dell'unità d'Italia sotto la monarchia Savoia, appartenente a quella piccola schiera di cattolici favorevoli alla soppressione del potere temporale della chiesa. Il 20 giugno 1861 nella chiesa di S. Agostino di L'Aquila commemorò Cavour, il quale - afferma - morendo, "non vede il compimento dell'unità d'Italia sotto la Monarchia Savoia, unità che ha intensamente voluto lavorando a tal fine e partecipando a consessi internazionali". "Cavour, grande uomo, sottolinea, ha rimosso gli ostacoli e spianato le vie per ridonare all'Italia la gran vita commerciale e politica". Di lui si conservano componimenti poetici, elogi funebri. Ha fatto parte dell'Accademia poetica Colonia Atemina de' Velati di Aquila.
Cesidio Bonanni, bisnonno di Gaetano, nato a L'Aquila il 15 agosto 1793, morì a Napoli il 22 marzo 1877, è un personaggio politicamente, professionalmente - come magistrato -, storicamente importante. Laureatesi a Napoli in giurisprudenza, fu nominato professore di diritto criminale con regio decreto il 17 giugno 1817 quando non aveva compiuto ancora il 24" anno di età. Con regio decreto 21 luglio seguente venne nominato giudice del Tribunale Civile, disimpegnando così temporaneamente due distinti uffici. Nella magistratura raggiunse gradi elevati prima a L'Aquila, poi a Napoli. E' stato Consultore di Stato e Procuratore del Re. Di Cesidio Bonanni si conservano scritti giuridici, relazioni sulla giustizia, componimenti poetici.

Ha fatto parte come Ministro di Grazia e Giustizia e per gli Affari Ecclesiastici del primo governo costituzionale di Napoli, presieduto dal Duca di Serracapriola, dal 27 gennaio al 3 aprile 1848, e durante questo periodo, molto agitato, collaborò largamente alla compilazione dello Statuto ed alla sua applicazione. Nelle sue mani, come Ministro di Grazia e Giustizia, il Re Ferdinando 11° di Borbone giurò fedeltà alla costituzione. Ha fatto parte dell'Accademia dei Velati di L'Aquila col nome di Erasto Beotide. E' stato socio dell'Accademia Pontaniana e di quella reale delle Scienze di Napoli; nonché della Società della Provincia del Secondo Abruzzo Ulteriore.
Settembrini in " Ricordanze della mia vita"- voi. 1° - riporta che Cesidio Bonanni, che faceva parte del collegio giudicante Settembrini stesso ed altri rei, fu determinante a mandarli tutti assolti il giorno 3 luglio 1841, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto la condanna a 19 anni di ferri. L' abruzzese Colecchi infatti era intervenuto su Bonanni chiedendogli la loro assoluzione. Il Bonanni, chiamato dal Re e rimproverato per questo avvenimento, rispose dignitosamente di aver giudicato secondo coscienza. Cesidio Bonanni apparteneva al corpo nobile aquilano col titolo di patrizio che era stato attribuito ai suoi antenati fin dal secolo XIV come si riscontra nelle bolle pontificie.
Il Re Francesco II di Borbone con regio decreto 11 novembre 1859 gli concesse il titolo trasmissibile di Barone d'Ocre. L'arma dei Bonanni è "d'oro al gatto passante di nero". La famiglia patrizia Bonanni è originaria di Pisa. Suo antenato è quel Bonanno pisano attivo nel secolo XII a Pisa come architetto e come scultore. Progettò e diresse a Pisa i lavori della costruzione del Campanile (la Torre Pendente) e della Cattedrale. Scolpì le porte di bronzo della stessa Cattedrale e di quella di Monreale in Sicilia . I Bonanni da Pisa si trasferirono in Linguaglossa ( Sicilia ) e da lì un ramo di essi risalì la penisola stabilendosi a Napoli ed a L'Aquila. La famiglia Bonanni ha dato giuristi, prelati, diplomatici, giudici all'Italia meridionale.
In occasione delle nozze di Cecilia con l'Avv. Loreto Santucci, Cedino pubblicò in Tocco Casauria per i tipi di Francesco Camera, nel 1905, un elegante volumetto di ricordi storici riguardante la famiglia. L'autore nel libricino riporta, per evitare di essere di parte, gli scritti di storici, cronisti, biografi che si sono occupati dei vari personaggi della famiglia Bonanni. Gli autori degli scritti riportati sono: Luigi Settembrini, Giulio Gagliardi, Giuseppe Rivera, Raffaele De Cesare, Augusto Antonio Vicentini. Cedine osserva che gli scritti riportati sono " i fiori di care rimembranze, ... i più belli" e aggiunge con un tenero e grande amore di genitore: " ne spargerò innanzi a tè, (Cecilia) la nuova via per cui t'incammini; li intreccerò alla tua chioma, affinché il tuo Loreto cogliendovi i baci d'amore, ne aspiri il profumo delle virtù più nobili e soavi". Il Bollettino della Società della Storia Patria de L'Aquila si occupò dell'elegante volume di ricordi storici dovuto alla penna di Cedino Bonanni, sottolineando che "in quelle poche ma elette pagine" che riportavano scritti di diversi autori riguardanti la Famiglia Bonanni, il padre della sposa "ha saputo effondere tutto l'affetto del suo cuore paterno". Il libricino, informa il bollettino ebbe una seconda edizione per soddisfare "le richieste di amici e cultori di Storia Patria".
In questo libro di memorie Cedino Bonanni ricorda anche le sorelle Marianna, Maria, Giovanna, dedite ad attività a favore dei bisognosi e di assistenza ai bambini, particolarmente quelli di S. Felice d'Ocre, aiutandoli nei loro impegni scolastici per dare loro una educazione morale ed intellettuale. Rivolgevano parole affettuose, saggi ammonimenti ai tanti giovani che da Ocre partivano per terre lontane in cerca di fortuna.
In questa famiglia è nato, cresciuto ed educato Gaetano Bonanni. Egli è stato Commissario Regio al Comune di Tocco dal 13 febbraio al 26 marzo 1926, e Podestà dal 30 dicembre 1939 al 23 aprile 1943; dal 20 ottobre 1943 all'11 giugno 1944 e dal 12 giugno al 7 luglio 1944, durante il periodo duro e crudele della seconda guerra mondiale e dell'occupazione tedesca; col fronte fermo dall'inverno 1943 alla primavera 1944 in provincia di Chieti, al di là della Maiella, fino alla ritirata sulla linea gotica dell'esercito invasore nel giugno del 1944.
Il fascismo con l'emanazione delle leggi, in particolare del testo unico del 1934, rese nulla l'autonomia delle Amministrazioni Provinciali e Comunali cancellando l'elezione diretta da parte dei cittadini dei Consigli Comunali e dei sindaci, gestendo d'autorità, dal centro, la nomina del Podestà, esecutore dei voleri espressi dai Prefetti, rappresentanti del governo centrale e dai Federali del partito fascista.
A Gaetano Bonanni, pur non essendo fascista, venne conferito l'incarico di Podestà riconoscendosi in lui, che faceva parte di una famiglia nota, capacità e doti particolari di equilibrio, di serenità d'animo, di preparazione professionale, che riscuotevano simpatia, rispetto dei cittadini, fiduciosi che in lui, uomo non appartenente al regime, economicamente indipendente, potevano trovare tutela ed aiuti morali .professionali, materiali come da un amico. Più volte si è adoperato presso le autorità ed i federali fascisti svolgendo un'azione paziente a favore di cittadini che manifestavano atteggiamenti antifascisti o che non esprimevano formale sottomissione alle regole ed alle pratiche del regime. Un suo intervento salvò dalla repressione fascista il maestro Ludovico De Lutis, socialista, antifascista, per un suo atteggiamento ritenuto irrispettoso nei confronti del Duce. Tocco aveva avuto dei confinati dalla commissione provinciale per le province abruzzesi. Si tratta di lacuone Pasquale, nato a Tocco il 25 settembre 1899, contadino apolitico ( con tale indicazione possiamo intendere uno scontento, un uomo che non accettava la situazione politica e sociale) condannato a due anni, scontati a nove mesi, nel 1935; e di Sticca Eustachio, nato a Tocco il 18 settembre 1902, bracciante, comunista, condannato nel 1934 a 3 anni, scontati a due.

Di Gaetano Bonanni della sua azione, del suo impegno, del suo ruolo svolto durante l'occupazione tedesca, ha scritto Virgilio Felice Di Virgilio riportando fatti, esperienze, testimonianze nel suo libro "Tocco Casauria - Storia - Arte - Tradizioni" - 1998. Le pagine di Di Virgilio mettono in rilievo la personalità, la pazienza, la calma, le grandi capacità d'animo del nostro concittadino, nell'affrontare le situazioni più difficili, incurante dei pericoli, superati con serenità d'animo e senso di responsabilità per alleviare le sofferenze del popolo, per aiutarlo a superare i momenti difficili causati, non solo dai bombardamenti alleati, ma anche da quelli più drammatici, molte volte sfociati nel sangue, che vedevano protagonisti la SS, organizzazione delinquenziale nazista, che terrorizzava i cittadini con scorribande, rastrellamenti, violenze, distruzioni, attuati con ferocia sanguinaria, disumana. Tocco ha avuto molti cittadini, compresi gli sfollati, uccisi dalle SS nelle rappresaglie.
Gaetano Bonanni si trovò in un dato momento della sua vita, consapevolmente responsabile, a capo di una comunità. Si fa riferimento in particolare al periodo che va dall'8 settembre 1943 al luglio 1944. "Dalla totale mancanza di partecipazione alla vita politica italiana, cui il fascismo aveva costretto gli italiani (ricordiamo che spettava solo al Duce pensare e che egli, il Duce, padre-padrone, aveva sempre e comunque ragione), Gaetano si è trovato moralmente obbligato ad occuparsi di politica e di amministrazione in circostanze drammatiche, disastrose come si è ricordato più avanti.
Nell'inverno del 1943 Gaetano organizzò, nella casa di Tocco, agli ufficiali tedeschi di stanza nel paese, una serata d'intrattenimento con musiche eseguite al pianoforte dalla sorella Eugenia, tentando di far rivedere al comando militare la minacciata decisione dello sfollamento del paese, sfollamento evitato, oltre che in conseguenza di una grande provvidenziale nevicata verificatasi in quel mese di dicembre, certamente perché vi concorse, in maniera determinante, la dichiarazione di Chieti città aperta.
I tedeschi, dopo nove mesi della tenuta del fronte al di là della Maiella, con la caduta di Cassino sotto le forze alleate, nella ritirata verso la linea gotica si fermarono a Tocco il 9 giugno 1944. In tale occasione gli ufficiali tedeschi chiesero al podestà che venisse preparato un pasto solo per loro.
Il Podestà, mobilitando e coinvolgendo l'intera popolazione, riuscì ad offrire a tutta la truppa il pasto richiesto per i soli ufficiali. Con tale iniziativa salvò dalla furia devastatrice dei tedeschi in ritirata alcuni edifici ed opere di pubblica utilità. Purtroppo non fu possibile salvare dalla furia distruttrice il ponte di ferro sul Pescara, che congiungeva Tocco alla stazione ferroviaria, chiamato "ponte del popolo", costruito cinquanta anni prima dalla collettività toccolana, guidata e diretta dal suo genitore Cedino.
Questo ponte, a cui è legata una parte importante della storia dei cittadini di Tocco, è stato dimenticato, a seguito della costruzione di un altro ponte e di una nuova strada effettuata in un luogo diverso.
La lapide in latino collocata nella facciata del palazzo municipale rischia di non essere più compresa nel messaggio che contiene dalle generazioni future. Il ponte, detto del popolo, costruito dall'attiva partecipazione di tutti i cittadini di Tocco, dopo che il governo centrale aveva rifiutato ogni intervento finanziario per realizzarlo, testimonia la coesione sociale, la grande partecipazione popolare alla realizzazione di un'opera, che, assicurando il commercio di prodotti agricoli, il movimento di passeggeri, significava sviluppo economico ed un nuovo assetto sociale, superando quello basato sui rapporti di sudditanza al "ceto civile", ai signori, ai grandi proprietari terrieri, resi più arroganti con l'acquisto a trattamenti di favore dei beni provenienti dalla liquidazione dell'asse ecclesiastico, la così detta mano morta.
Il Ponte del Popolo testimonia che la comunità di Tocco alla fine dell'800 si manifestava come un organismo vivente, unito, interessato e partecipe a trovare soluzioni migliorative e utili per tutti. La comunità toccolana era un organismo vivente fondato su un sentire comune tipico di una società contadina semplice, diversa da quella attuale, che si mostra come un aggregato meccanico basato sulle mediazioni di scambio e di contratto. La realizzazione del consenso e della partecipazione attiva dei cittadini alla costruzione del ponte venne facilitata anche dall'azione della Società di Mutuo Soccorso Operai e Contadini, che a Tocco era presente ed operante dal 1873. La partecipazione dei cittadini alla realizzazione di questa opera pubblica, utile a tutta la comunità - un " còmmodo" - ci ricorda analoghe manifestazioni per il lavoro (scioperi così detti a rovescio) degli anni 1947 - 50 dirette alla costruzione di opere pubbliche, come la strada per la montagna, ritenute utili e necessario economicamente e socialmente.
Gaetano Bonanni, come suo padre Cedino, fu un uomo d'azione finalizzata a favore del popolo col quale soleva rapportarsi per discutere e risolvere problemi con soluzioni adeguate. Questo nostro concittadino è ricordato per le iniziative prese durante il periodo della guerra e dell'occupazione tedesca, " con abile e dignitosa condotta" per "alleviare le sofferenze e le privazioni del popolo, patteggiando spesso col comandante tedesco", impegnandosi costantemente "di non far mancare ai suoi concittadini, nei limiti del possibile, gli alimenti indispensabili, tanto che a volta ottenne perfino che il sale e la farina venissero trasportati su camion tedeschi". Nell'estate del 1944 Gaetano Bonanni mise a disposizione delle famiglie, che soffrivano per la mancanza di alimenti, il grano che era stato mietuto nelle sue terre, dando prova ancora una volta di sensibilità, umanità, abnegazione, solidarietà, pronto a donare ai bisognosi, coerente con i principi sociali, umani e cristiani già praticati dai suoi avi, dai suoi genitori e dalle sue sorelle

Era un vero e leale amico di tutti. Si ricorda che un giorno nel suo fondaco, distrattamente ( era noto per le sue distrazioni ) chiuse, un nostro paesano, che gli aveva chiesto aiuto per sfamare la sua famiglia, dopo averlo accompagnato ed invitandolo a rifornirsi di tutto quello che gli occorreva. Quel nostro paesano venne liberato da quell'isolamento dopo molte ore.
Gaetano Bonanni a suo modo contribuì alla lotta contro il nazi-fascismo contribuendo alla costruzione di un nuovo ordine costituzionale, sociale e politico. In Abruzzo occorre ricordare che operava la Brigata Maiella, fondata a Casoli il 5 dicembre 1943 da Ettore Troilo, seguace di Filippo Turati nell'anteguerra, che lottava contro lo straniero invasore e contro il fascismo. La Brigata Maiella è stato un movimento politico per costruire dalle rovine del fascismo una nuova Italia con una democrazia politica e sociale. A liberazione avvenuta l'ingegnere subì atti di violenza, minacce di morte, originati da preconcetti assurdi, da faziosità strumentali, fomentati da qualche facinoroso. Affrontò questa situazione difficile con grande dignità e non serbò rancore o risentimento verso alcuno.
Nel 1946 si iscrisse al Partito Socialista. Era allora segretario del partito Ludovico De Lutiis. Come socialista partecipò nel 1950 alle elezioni amministrative candidandosi nella lista social-comunista. Vi fu una campagna elettorale molto dura, acerrima, sleale contro questa lista democratica. Furono denunciati brogli elettorali che portarono all'annullamento delle elezioni e all'intervento della Magistratura Penale che emise sentenze a carico di molti cittadini ritenuti penalmente responsabili. Si può affermare che Gaetano e Cedino Bonanni, figlio e genitore, sono stati due grandi validi amministratori del Comune di Tocco Casauria. Sono stati due personaggi che nell'esercizio delle loro funzioni hanno fatto valere l'interesse pubblico su quello privato, di famiglia, di amici. Del personaggio Cedino, realizzatore del ponte sul fiume Pescara, se ne occupò la stampa a livello nazionale e regionale.
Della assoluta necessità di realizzare una stazione ferroviaria a Tocco se ne erano occupati Luigi Di Felice Raffaele Angelantoni, l'avv. Francesco De Sanctis, i quali nel marzo 1877 avevano redatto e inviato al governo "un reclamo sulla costruzione della ferrovia di Abruzzo per Tocco Casauria". La memoria contiene un quadro dell'attività economica e produttiva della popolazione di Tocco, del movimento delle merci prodotte (olio e uva in particolare) spedite nei mercati di varie città italiane. La mancanza della stazione a Tocco obbligava a raggiungere quella di Torre de' Passeri con danni per le merci trasportate ed aumento dei costi. La memoria riporta la situazione precisa relativa ai pagamenti fiscali effettuati dai cittadini, utile ai fini di uno studio della vita economica e sociale del paese ( macinato £. 6000; terreni £. 14350; ricchezza mobile £. 3152; e via dicendo). Il reclamo non ottenne dal governo il finanziamento richiesto per la costruzione dell'opera pubblica . La situazione di aggravò a seguito del crollo del ponte di S. Clemente nel 1893 e ciò obbligò i cittadini di Tocco a raggiungere la stazione di Torre de' Passeri passando per Piano d'Orta con aumento di tempi, di rischi e di costi per i prodotti trasportati.
Il crollo del ponte di S. Clemente fu l'occasione perché i cittadini di Tocco si riunissero in un'assemblea cittadina per eleggere un comitato di dodici persone, presieduto da Cedino Bonanni, finalizzato alla realizzazione di un ponte a confine tra Tocco e Castiglione, per raggiungere la stazione senza far gravare la spesa sul bilancio del comune in quanto la rappresentanza comunale era del tutto estranea alla costituzione di questo organismo. Il progetto del ponte e della costruzione della strada di accesso alla stazione ferroviaria, venne redatto dall'Ing. Giuseppe Inverardi e presentava tutte le condizioni necessarie, ottenendo l'approvazione dell'amministrazione ferroviaria. Il ponte sul fiume Pescara venne costruito nell'arco di quattro mesi - luglio / ottobre 1894 - col denaro e con il lavoro di tutti i cittadini di Tocco.
Della costituzione del comitato cittadino toccolano e della collaborazione avuta dai cittadini di Castiglione a Casauria, interessati anch'essi alla costruzione del ponte e della strada, è stata redatta una "Memoria al Ministero dei Lavori Pubblici per la stazione ferroviaria Tocco -Castiglione", Tip. F. Camera Edit. Tocco Casauria 1905. Anche questa memoria contiene dati che interessano la vita economica e commerciale del paese (70000 q. di uva Montepulciano; 2000 q. di olio; esportati); tasse pagate; beni di consumo prodotti; condizioni morali della popolazione.
Anche gli emigrati si interessano e partecipano alla costruzione del ponte. Un tale Ludovico Marino scriveva da Filadelfia (USA) alla moglie Maria Grazia Tucci il 26 ottobre 1894 "...di più vi fo sapere che tutti i paesani abbiamo messo £.10 per il ponte e la stazione e le abbiamo rimandate al Barone Bonanni..." . In un'altra lettera di Teresa Stromei al padre Donato Cimini da S. Paolo del 21 novembre 1894 leggiamo: " ...maggior contentezza poi è stata per noi sentire che il nostro paese finalmente sia padrone di una stazione con un ponte colossale, e che detta opera sia stata fatta con poco tempo, e bisogna dire come per incanto, e per opera del bravo Barone Bonanni, a cui il paese deve tutta la sua riconoscenza, rimanendo ciò a perpetua memoria. Noi da si lontano, prosegue la lettera, non facciamo altro che pregare la Vergine per lui, a ciò voglia dargli salute e prosperità, perché sì bravo galantuomo lo merita; è questo l'augurio che noi meschini gli facciamo...". Queste lettere si commentano da sole. Possiamo solo riconfermare che il ponte significava con lo sviluppo dei collegamenti anche quello economico e sociale di Tocco e dei comuni limitrofi.
Di Cedino Bonanni e del ponte realizzato, come è stato già ricordato, se ne occupò la stampa nazionale e regionale dal settembre 1894 al gennaio 1895. Si contano ben ventidue articoli su: Tribuna di Roma, Pungolo di Napoli, Svegliarino di Chieti, Corriere Abruzzese di Teramo, Corriere di L'Aquila, Istonio di Vasto, Fallano di Lanciano. La costruzione del ponte e della strada venne appoggiata e sollecitata con deliberazioni ed atti di Consigli Comunali (7); Giunte Municipali (11); Deputazione Provinciale (1); Camera di Commercio e Arti (1). Tra le giunte municipali vi è L'Aquila, Sulmona, Rieti, Temi, Roma. Mentre Milano si esprime con la Camera di Commercio. Questi interventi stanno a dimostrare come fosse sentito il problema della crescita economica e sociale dell'Italia attraverso lo sviluppo del commercio e del movimento delle persone sulle strade ferrate in particolare, per far conoscere anche l'Italia agli italiani.

Il ponte venne inaugurato il 17 ottobre 1894. Cedino Bonanni con un manifesto rivolto ai "Toccolani e ai Castiglionesi" ne diede notizia "lieto di poter riunire in una sola famiglia i desiosi fratelli". Il Bonanni metteva in risalto la concorde volontà delle due popolazioni nella costruzione dell'opera, riunite in una sola famiglia. Il ponte era la rappresentazione reale di un "patto d'amore, scriveva Bonanni, un'altra volta giurato fra due popoli gentili, forti, generosi". Il ponte venne inaugurato alla presenza dei due Sindaci, dei cittadini dei due paesi, delle scuole, dei sodalizi operai con le loro bandiere, del clero, delle congreghe, insomma delle autorità civili e religiose, allietati dalle musiche dei complessi bandistici di Tocco e di Castiglione, dal canto dell'inno reale, da salve di mortaretti e di petardi. Lucia Bonanni per Tocco e la Contessa Margherita De Petris per Castiglione, furono le madrine del ponte, infrangendo alle traverse metalliche, rispettivamente una bottiglia di Montepulciano e una di Moscatello.
Discorsi ufficiali inneggiarono alla classe operaia, alla perenne concordia delle due popolazioni. Il Ponte del Popolo, scriveva il "Pungolo" di Napoli il 23 - 24 ottobre 1894, "resterà lì ad esempio dei venturi, a dimostrazione di quello che può produrre la forza popolare, bene disciplinata, ma non sopraffatta ed impastoiata dai freni malefici delle stolte paure conservatrici".
La Tribuna di Roma dell'ottobre 1894, titolando l'articolo "Socialismo d'amore", riporta le impressioni del cronista nell'assistere all'inaugurazione del ponte di ferro "con l'animo commosso al ricordo di quello che l'amore, la concordia, l'energia possono creare". "Pare, scrive il cronista, quello che sto per dire una favola, ed è invece una storia, la più nobile ed alta storia capace di onorare non pure un paese di seimila anime, ma pure un'intera regione". Il cronista continua: " al ponte viene dato il nome del Popolo, poiché è il popolo che lo ha fatto. L'ultimo dei cittadini vi ha concorso quanto il primo signore del luogo, ciascuno si è tassato secondo le proprie forze, e a ciascuno la nuova via gioverà secondo i propri bisogni". Su la "Tribuna" del gennaio 1895 leggiamo " la stazione ferroviaria aperta qui, funziona benissimo per la quantità delle merci ed il numero dei passeggeri. Al Barone Cedino Bonanni, alla cui impareggiabile attività si deve se il nostro paese ha potuto realizzare questo sogno, sono stati da questa cittadinanza decretati grandi onori". "Il nome del generoso Barone è così simpatico, concludeva il cronista, che una canzone popolare è sorta spontanea per perpetuarne la tradizione". Il "Pungolo" di Napoli il 30 settembre 1 ottobre 1894, discorrendo di quest'opera, osservò che "la popolazione toccolana, quella stessa che ha fatto del proprio agro uno dei più ricchi e ben tenuti vigneti d'Italia, che ha trasformato l'abitato in una linda e graziosa cittadina moderna, munita di ogni comodità della vita, non esclusa la luce elettrica, ha dimostrato che si può davvero ciò che si vuole, e che più che le influenze e le pratiche può il fatto compiuto, quando è menato a termine con audace arditezza, con vero affetto al proprio paese".
Cedino Bonanni, consigliere comunale, si adoperò per risanare il bilancio del Comune di Tocco, gravato da grossi debiti che stavano determinando la bancarotta. Rinunciò a favore del comune a sue spettanze da questo dovutegli. Si adoperò per far tornare i frati francescani osservanti, nel loro Convento di S. Maria del Paradiso, da dove erano stati cacciati nel 1866 a seguito della legge sulla soppressione delle Congregazioni religiose.
Frate Isidoro da Ripateatina gli dedica il suo libro "S. Maria del Paradiso -Cenni storici del Santuario e Convento di Tocco Casauria" - Roma - 1900- Tip. Sallustiana, con queste parole. " AL CAVALIERE DON CEDINO - DEI BARONI BONANNI FILOMUSI - PER CULTURA DI MENTE E GENEROSITÀ' DI CUORE - PER VIRTÙ' CITTADINE E RELIGIOSE -COMMENDEVOLE - BENEMERITO DEL SANTUARIO E CONVENTO DI S. MARIA DEL PARADISO - SINGOLARMENTE PER LUI RITORNATO ALL'ANTICO SPLENDORE -L'AUTORE RICONOSCENTE". Come Consigliere Provinciale di Chieti si adoperò per far acquistare dall'amministrazione provinciale opere stampate, manoscritti del poeta Domenico Stromei; nonché oggetti attrezzi da lavoro come il deschetto, posseduti dal figlio Napoleone. Altri cittadini appoggiando l'iniziativa fecero dono all'amministrazione provinciale di dipinti, ritratti, busti, manoscritti posseduti da ciascuno di loro. In tale occasione Cedino Bonanni diede alle stampe un opuscolo contenente gli scritti di vari personaggi come Stoppani, Roux, Dragonetti, Cannizzaro che riguardavano il poeta ciabattino. In tal modo intese rendere omaggio a Domenico Stromei, poeta ciabattino di Tocco Casauria, sua seconda patria. L'opuscolo conteneva un resoconto degli atti e delle decisioni assunti dal consiglio provinciale di Chieti per l'acquisto con la spesa di £. 1200 dei manoscritti e del materiale avanti ricordati appartenuti a Domenico Stromei.
L'incidente della vendita ad un antiquario romano dell'Annunciazione, gruppo marmoreo scolpito da Nicola da Guardiagrele, che si trovava in un'edicola nel giardino dietro la casa da lui abitata al centro del paese, gli procurò noie e dispiaceri. L'opera, messa in vendita da un antiquario di Firenze venne acquistata dal Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, ed oggi si trova presso il Museo Nazionale il Bargello di Firenze.
Si sentì offeso dall'assurda accusa di aver esercitato pressione sugli elettori allo scopo di orientare il loro voto su Mezzanotte di Chieti candidato alla Camera dei Deputati. Mezzanotte è stato un sostenitore solerte e coerente alla Camera dei Deputati della costruzione delle strade ferrate e di quelle provinciali, per facilitare i movimenti dei cittadini che risiedevano nelle zone montane, per risolvere positivamente il loro secolare isolamento dal resto del mondo. Cedine dimostrò l'infondatezza di questa accusa , certamente partita dai loro avversali politici, da quelli cioè che si opponevano alla costruzione delle strade ferrate e di quelle provinciali, per non perdere il loro potere economico sul territorio e sui cittadini residenti, inviando una memoria alla Giunta Elettorale della Camera dei Deputati, che nella seduta del 4 dicembre 1895 convalidò l'elezione dell'On. Mezzanotte, ritenendo infondate le accuse stesse.

L'attività pittorica a Roma del figlio Luigi, allievo di G.A. Sartorio segnalategli da F.P.Michetti, lo entusiasmava e, in un certo senso, lo inorgogliva. Le pareti del suo studio a Tocco infatti erano piene dei lavori del suo Luigi.
Curava il rapporto d'amicizia con F.P.Michetti, il quale, approfittando dei passaggi per Roma a da Roma, era solito fermarsi a Tocco per salutarlo, intrattenendosi amichevolmente con lui. La corrispondenza tra i due, custodita gelosamente dalla sig.ra Lucia, figlia di Luigi, attesta questi sentimenti di amicizia.
Cedino Bonanni è stato un uomo di cultura. Ha scritto saggi e poesie con stile elegante e spigliato. Lavorava ad un romanzo storico aquilano che doveva avere la prefazione di Domenico Ciampoli, romanzo mai pubblicato ed il cui manoscritto risulta smarrito. Cedino Bonanni ha fatto parte del comitato di redazione della rivista "Rassegna d'arte d'Abruzzo e Molise" diretta da Vincenzo Balzano, è stato socio fondatore della Società di Storia Patria di L'Aquila.
Cedino Bonanni è stato insignito dell'alta onorificenza di Commendatore della Corona d'Italia per la sua cultura e per le benemerenze della vita pubblica.
Partendo da Gaetano Bonanni, intestatario di una strada cittadina del nostro paese, abbiamo fatto un percorso storico compreso in un arco di tempo di circa centottanta anni, rievocando personaggi importanti della sua famiglia. Abbiamo percorso un periodo di storia fatta da uomini eccezionali e da umili cittadini. Abbiamo cercato di conoscere ed approfondire la nostra storia, la nostra storia locale, che presenta agganci purtroppo penalizzanti con quella nazionale, con i governi centrali assenti nel soddisfare le legittime richieste delle nostre popolazioni e successivamente, nel ventennio fascista, presenti con una politica essenzialmente totalitaria, repressiva, antipopolare, antidemocratica.
Parlare, verificare, discutere, approfondire la nostra storia locale significa interessarsi a ricercare gli elementi costitutivi della nostra identità toccolana. Occorre togliere dal dimenticatoio la nostra storia locale per verificarla, approfondirla, trasmetterla alle nuove generazioni come patrimonio di valori da tutelare, conservare. Occorre ricercare e migliorare le nostre conoscenze storielle e sociali riscoprendo il passato, sottoponendolo a verifiche, riscontri per renderci coscienti e consapevoli che la storia, quella storia fatta da uomini, dal popolo e la nostra storia, che ci appartiene perché ci riguarda direttamente, perché è stata fatta dai nostri antenati come soggetti attivi.
E' la storia del passato che ci fa comprendere il momento storico, politico e sociale attuale, per essere protagonisti responsabili e consapevoli del momento storico che viviamo.
La conclusione di questo nostro incontro può essere questa: i cittadini sono la storia. Noi siamo la storia. Noi facciamo la storia. Facciamo in modo di fare la storia sempre nel bene a vantaggio di tutti costruendola con le nostre iniziative politiche, sociali, economiche, principalmente sulla pace e per la pace, sulla quale si fonda la giustizia sociale e la democrazia politica ed economica.

Tocco e Antonio Stoppani

antonio stoppaniNavigando in rete mi sono imbattuto in una monografia di Gerardo Massimi della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università D'Annunzio di Chieti dal titolo "Tocco da Casauria - Profilo geografico". Leggendone alcune pagine non si può non rimanere colpiti per la ricchezza di particolari storici e geografici che il documento riporta, specialmente nel capitolo dedicato agli studi effettuati dall'abate Antonio Stoppani sulle risorse minerarie del nostro territorio ed alle citazioni di luoghi, personaggi, costumi e tradizioni, ecc..

Per questo, ho deciso di pubblicare il documento, certo che desterà lo stesso interesse nella maggior parte degli altri Toccolani che visiteranno queste pagine del sito.

buona lettura.

Nasce il Circolo F.P. Michetti

La prima Associazione di Toccolani fuori dal paese d’origine si è costituita a Melbourne nel 1965. Si legge nell’atto di costituzione: «Per non spegnere nei cuori degli iscritti il ricordo della Patria lontana, e in particolare quello del paese natio, al Circolo stesso verrà dato il nome di un illustre pittore toccolano: “Circolo ricreativo Francesco Paolo Michetti” con certezza che all’insegna di così grande nome, il Circolo possa avere affermazione e prosperità con ideali di fratellanza e libertà».
Il Circolo rimase attivo fino al 1977 quando la comunità abruzzese animata da spirito di solidarietà e fratellanza, decise di creare la Casa d’Abruzzo, assorbendo gruppi paesani già organizzati o ancora alla ricerca di un sodalizio rappresentativo dell’intera Regione. Uno degli animatori del movimento unitario è stato il cavalier Remo Guardiani «toccolano al cento per cento» (lo sottolinea egli stesso con vigore), e poi presidente della Casa d’Abruzzo per molti anni, consultore della Regione, e presidente della Federazione delle Associazioni Abruzzesi d’Australia.

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Luogotenenza doganale di Tocco

LUOGOTENENZA DOGANALE DI TOCCO (Tocco da Casauria) (1781-1806), voll. 3

(Archivio di Stato di Pescara - http://www.archiviodistatopescara.beniculturali.it)

Alfonso I D’Aragona nel 1447 conferì piena giurisdizione al doganiere che si occupava dei possessori di animali che trasmigravano, con le loro greggi, dall’Abruzzo alle Puglie e viceversa affinché questi non fossero esposti alle violenze dei potenti. Fu creato così il Tribunale doganale di Foggia che aveva destinato un luogotenente in Abruzzo per la vendita e la esazione delle erbe fiscali che si chiamò Doganella D’Abruzzo.
Nel 1590 venne riordinato sia l’ufficio del doganiere (Puglia) che quello del luogotenente (Abruzzo); così l’ufficio della Doganella fu separato dal Tribunale di Foggia e sottoposto ad un ufficiale alle dipendenze della Camera della Sommaria. La Luogotenenza Doganale di Tocco dipendeva dal Governatore generale della Doganella d’Abruzzo dell’Aquila.
La giurisdizione della Doganella d’Abruzzo ( per l’amministrazione delle fide e della giustizia) fu ripartita, sotto il regno di Carlo III, tra un governatore residente in Chieti, ed un altro all’Aquila. Dalla Doganella dell’Aquila dipendevano la luogotenenza di Tocco e dalla Doganella di Chieti la luogotenenza di Penne entrambe competenti nella cause civili e in taluni casi anche criminali. La facilità di adire a questo faro (essendo necessario possedere solo poche pecore e pagare una piccola fida) aveva causato il quasi completo abbandono del faro ordinario.
Le luogotenenze doganali furono soppresse con legge sul Tavoliere di Puglia del 21 maggio1806, n.75.

L'importanza delle radici storiche

Foto ToccoCosa sarebbe l'uomo moderno senza una memoria storica del suo passato? Quale ruolo riveste la storia nella società odierna? L'area del sito internet dedicata alla storia, unitamente a quella dedicata alla cultura, vuole essere, oltre che una testimonianza documentale delle radici storiche dei toccolani, anche uno stimolo per una comprensione profonda del senso degli avvenimenti passati in proiezione di quello che potrebbe essere il nostro futuro. Recuperiamo attraverso la storia e la cultura dei nostri padri la loro eredità ed i loro valori e trasmettiamoli alle generazioni future. Capiamo cosa eravamo per stabilire cosa saremo.