Detrazione del 55% per riqualificazione energetica

Non abbiamo fatto in tempo a leggere le buone notizie dell'ENEA sugli ottimi risultati della detrazione del 55% per interventi di risparmio energetico che arriva l'ennesimo incomprensibile provvedimento del legislatore contro l'ambiente e gli interessi degli italiani.
Con l’articolo 29 del decreto legge 185/2008 (lo chiamano “decreto anticrisi”) approvato venerdì 28 novembre 2008 dal Governo italiano, diventa più difficile usufruire delle detrazioni del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica: i privati e le imprese intenzionati a chiedere il bonus dovranno inviare una domanda all'agenzia delle Entrate (oltre alla documentazione all'Enea) e sperare che i fondi stanziati non siano ancora terminati. L'agenzia delle Entrate esaminerà le domande in base all'ordine cronologico di invio e comunicherà entro 30 giorni l'esito della verifica agli interessati. Decorsi i 30 giorni senza esplicita comunicazione di accoglimento "l'assenso si intende non fornito" e il cittadino non potrà usufruire della detrazione. Un provvedimento francamente incomprensibile, oltre che totalmente irresponsabile, per una nazione che dipende quasi totalmente dall'estero per gli approvvigionamenti energetici, che paga bollette salate e che è in grave ritardo sugli impegni di riduzione delle emissioni inquinanti sottoscritte nell'ambito del Protocollo di Kyoto.
Secondo l'Enea, l'ente tecnico incaricato per la ricezione della documentazione necessaria per usufruire delle detrazioni del 55%, nel solo 2007 gli interventi di risparmio energetico hanno permesso di ridurre di 196mila tonnellate le emissioni annue di anidride carbonica. 75mila, invece, le tonnellate di petrolio equivalenti risparmiate ogni anno grazie agli interventi realizzati nel solo 2007.
Con la logica di questo Decreto Legge si depotenzia pesantemente un virtuoso meccanismo che ha prodotto nei primi due anni di applicazione 3,3 miliardi di euro di fatturato, per la maggior parte prodotto da piccole imprese artigiane che impiegano migliaia di persone.
Sempre nella stessa logica si penalizzano le piccole e medie imprese che lavorano per migliorare l'ambiente e la qualità della vita; si favoriscono le solite grandi lobbies che intascano profitti ed esternalizzano pesanti costi ambientali, come nel caso degli inceneritori di rifiuti o delle centrali nucleari.
Con questo provvedimento, infine, l'attenzione per i problemi economici delle famiglie italiane assume purtroppo i tratti della demagogia. Grazie ad interventi di risparmio energetico una famiglia può risparmiare in media 1.000 euro all'anno. Se nel 2007 gli interventi detraibili per risparmiare energia erano stati 106mila, nel 2008, ad oggi, sono oltre 70mila: visto che la documentazione per il 2008 può essere presentata fino a marzo 2009, si stima che il dato finale si aggiri intorno ai 130mila.
Elenco qui di seguito solo alcuni dei provvedimenti “energetici” approvati recentemente: cancellazione dell'obbligo di produrre un certificato energetico negli atti di compravendita di immobili, incentivi illegali agli inceneritori di rifiuti in Campania e Sicilia, via libera per la localizzazione in Italia di centrali nucleari, tentativo di introdurre un tritarifiuti che ammazza la raccolta differenziata...
A quando la cancellazione del conto energia per gli impianti fotovoltaici?